17:09 -
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il QUESTIONARIO
Di fronte ad un brano in lingua straniera, questa è la procedura da seguire:
- leggere tutto il brano per capirne il significato generale. Questa prima fase di lettura veloce si chiama in inglese EXTENSIVE READING o READING FOR GIST, leggere per cogliere l’essenza del brano. Durante la prima lettura è sconsigliato l’uso del vocabolario anche se molti termini sono sconosciuti. E’ inoltre consigliato leggere integralmente il brano sino alla fine, senza fermarsi al primo termine sconosciuto.
- Rilettura: INTENSIVE READING. Questa volta si leggerà il brano più lentamente, paragrafo per paragrafo, cercando di comprendere, anche con l’aiuto del vocabolario, i punti chiave che andranno sottolineati.
- Per una completa comprensione del testo è utile leggere anche le domande: serviranno a concentrarsi sulle informazioni più importanti.
Si possono trovare due tipi di domande in questa prova:
quelle che iniziano con una wh-question word (who= chi?/ where=dove?/ when=quando?/ what=che cosa, quale?/which=quale con valore partitivo/how=come?) implicano una risposta precisa e dettagliata. Va costruita la frase completa seguendo l’ordine SOGGETTO-VERBO-COMPLEMENTO. Ricordo che, nella sequenza dei complementi, quello di tempo determinato è sempre l’ultimo. Non copiamo la frase del brano! Laddove possibile, impariamo ad usare dei sinonimi.
A quelle che iniziano con una forma verbale si risponde con YES/NO seguiti dalla short answer.
In genere le domande sono ordinate in modo sequenziale rispetto al brano. Le prime domande si riferiranno quindi alla prima parte del testo. Questa, tuttavia, non è una regola assoluta. In caso di dubbio o difficoltà, è opportuno passare alla domanda successiva e ritornare sul quesito ostico in un secondo momento. Concentriamoci su una domanda per volta. Usiamo il dizionario per capire quello che ci viene chiesto. Ricerchiamo quindi la risposta nel brano tramite l’identificazione di parole chiave (KEY WORDS)
- rispettare i TEMPI VERBALI. Una domanda formulata con DID è al Simple Past, pertanto non si potrà rispondere utilizzando il presente. Il tempo verbale della domanda DEVE CONCORDARE con quello della risposta. Può essere utile cerchiare il soggetto della domanda e sottolineare il tempo verbale.
Per evitare ripetizioni, specie in caso di nomi propri o cognomi, è bene sostituire il soggetto con il pronome personale (es. Martin Luther King= he; Rosa Parks= she)
- and finally….re-read it! Over and over again!
19:25 -
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FRANKENSTEIN
The plot
Un giovane capitano, Robert Walton, scrive delle lettere alla sorella Margareth. Il giovane esploratore, appena diventato ricco per l'eredità di un cugino, decide di intraprendere un viaggio nella speranza di giungere al polo e quindi circumnavigare il globo. Giunti nell'estremità dell'emisfero, la sua nave rimane intrappolata fra blocchi di ghiaccio e dopo alcuni giorni l'equipaggio scorge fra i ghiacci una figura mostruosa che, poco tempo dopo scompare.
Il giorno successivo, con stupore di tutti, un uomo su una slitta si avvicina alla nave e, dopo l'insistenza da parte dell'equipaggio, sale a bordo. Walton scrive alla sorella degli avvenimenti che si susseguono e della storia incredibile del forestiero, che si presenta come il dottor Victor Frankenstein di Ginevra.
Il dottor Frankenstein inizia il suo racconto narrando della sua infanzia in Svizzera. Vive un'infanzia felice, con genitori amorevoli, studiando con impegno, leggendo con passione le opere di antichi autori come Paracelso, Cornelio Agrippa e Alberto Magno e trascorrendo il tempo con gli amici.
L'esistenza di Frankenstein viene sconvolta dalla morte della madre.
Caduto in un trauma psicologico, Frankenstein studia coltivando segretamente un sogno impossibile per chiunque: la creazione di un essere umano più intelligente, dotato di salute perfetta e lunga vita.
Quindi si reca all'università di Ingolstadt, in Germania, per elevarsi culturalmente. Frankenstein decide di dedicarsi alla filosofia naturale, che gli era sempre stata invisa. Si presenta quindi ai professori Krempe e Waldman, che in modo diverso lo spingono a uno studio appassionato della materia fino a che, nel giro di due anni, Frankenstein diventa il più profondo conoscitore della filosofia naturale in tutta l'università. Assimilate conoscenze mediche insperate, il giovane Frankenstein si reca nottetempo nei cimiteri, dove apre le tombe e studia la decomposizione e il percorso degenerativo dei cadaveri, acquisendo così la conoscenza che gli permetterà di generare una creatura vivente (l'intenzione era di dare vita a un essere umano) da materia inanimata. La creatura però, appena resuscitata, appare deforme e sgraziata alla vista, dotata di una forza fisica smisurata e fugge nella notte, portando con sé il diario personale del suo creatore, che, colmo di disgusto, l’ha abbandonata al suo destino.
Terminati gli studi medici, Frankenstein rientra a Ginevra, ma la creatura ritorna in segreto e uccide William, suo fratello minore, facendo ricadere i sospetti su Justine Moritz, la governante della famiglia Frankenstein che, una volta rinchiusa in prigione, morirà impiccata dopo essere stata giudicata colpevole dal tribunale.
Durante una breve vacanza distensiva lungo i passi sul confine con la Francia, il giovane scienziato incontra il mostro, che confessa il suo crimine e gli racconta di averlo seguito grazie alle indicazioni del diario, imparando la lingua francese, osservando di nascosto la famiglia di De Lacey, un ricco francese caduto in disgrazia e ritiratosi a Ingolstadt. Questa famiglia si dedicava all’agricoltura e all’allevamento. Il mostro li aiutava e li osservava in segreto, recando loro di notte legna per l'inverno e ortaggi nei periodi di magra. Quando però aveva deciso di mostrarsi a loro, essi lo avevano scacciato violentemente, disgustati dal suo aspetto esteriore, dandosi immediatamente alla fuga.
Esso fa al suo creatore una richiesta insolita: la creazione di una donna come lui, con la promessa di ritirarsi nelle terre sconosciute dell’America del Sud. In un primo momento, Victor Frankenstein accetta, decidendo di recarsi in Gran Bretagna, con lo scopo di sviluppare le proprie conoscenze, sempre insieme a Harry Clerval. La creatura, in segreto, continua a seguirlo.
Ritiratosi su di un'isola delle Orcadi, il giovane crea un altro mostro, di genere femminile, ma in seguito lo getta via, ancora prima di dargli vita. Scoperto dal mostro, Frankenstein tenta la fuga ma, approdato in Irlanda a seguito di un burrascoso viaggio, viene arrestato con l'accusa dell'omicidio di Clerval, ucciso in realtà dal mostro.
Dopo essere stato rilasciato grazie all'aiuto del magistrato locale (che lo ritiene innocente), Frankenstein torna in Svizzera accompagnato dal padre e decide di sposare la sua amata Elizabeth.
Il mostro però colpisce ancora, uccidendo Elizabeth proprio la notte delle nozze, come aveva preannunciato. La tragedia di Frankestein non finisce: infatti il padre dopo la notizia della morte della nipote, che amava come una figlia, muore di un colpo apoplettico. Victor decide quindi di vendicarsi del mostro, seguendo le sue tracce per il mondo, dalla Svizzera al Mediterraneo, dalle steppe russe fino al Polo Nord, dove incontra l'equipaggio del capitano Robert Walton. Qui finisce il racconto di Frankenstein.
Walton scrive un'altra lettera alla sorella, in cui le racconta della morte dell'amico e di come egli gli avesse chiesto di continuare la sua impresa di uccidere il mostro. Il "Demone" - come lo chiamava Frankenstein - è piegato e piangente sul corpo del suo creatore e, appena Walton l'accusa dell'assassinio di persone innocenti, il mostro (desideroso solo della morte) gli risponde che il suo odio e la sua malvagità sono state condizionate dal disprezzo e dalla rabbia che tutti gli uomini gli hanno rivolto senza un vero motivo, ma solo per le sue sembianze. Abbandona quindi la nave, decidendo di darsi la morte nell'estremità del polo.
FRANKENSTEIN
A commentary
Mary Shelley è stata sicuramente influenzata dal filosofo francese Rousseau, dal quale proviene l'idea di una condizione d'innocenza in cui vive la creatura prima di essere corrotta dalla società e dalle persone. L’odio che il mostro prova nei confronti dell’umanità, e che scatena in lui sete di morte e violenza, è provocato dal disprezzo che gli esseri umani nutrono nei suoi confronti. Per la prima volta un romanzo gotico analizza un problema di natura morale, l’uso improprio e deviato della scienza. Come un novello Prometeo (sottotitolo dell’opera), Frankenstein ritiene di poter manipolare la natura, ma la sua stessa creazione sfugge ben presto al suo controllo.
Forte è inoltre l'influenza del padre, il filosofo William Godwin che nelle sue opere sottolinea come istituzioni quali il governo, la legge o il matrimonio, seppur positive, tendano a esercitare forze dispotiche sulla vita della gente. Egli aspira a un nuovo ordine sociale basato sulla benevolenza universale.
Altra influenza nell'opera di Mary Shelley è quella della Ballata del vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge, che Mary e la sorellastra Claire avevano la fortuna di sentir recitare dal vivo nella casa paterna. Come il marinaio, Walton parte per la terra "of mist and snow", ma assicura la sorella che non ucciderà nessun albatross. L'intento della narrazione di Victor è quello di dissuadere Walton dalle sue pericolose ambizioni: "learn my miseries, and do not seek to increase your own” e cita anche direttamente una stanza dell'Ancient Mariner (pag 60):
« Like one who on a lonesome road
"Doth walk in fear and dread,
And having once torned round walks on,
And turns no more his head;
Because he knows, a frightful fiend (demonio)
Doth close behind him tread" (passo) »
Da qui si instaura l'inesorabile tema dell'inseguimento tra creatore e creatura che prosegue nel resto della trama.
Anche il Don Chisciotte, libro che Mary leggeva durante la vacanza sulle Alpi, fa sentire la sua influenza: sia Don Chisciotte che Frankenstein partono con l'intenzione di aiutare i loro simili ma giungono pian piano a un tragico personale epilogo.
In ogni caso Mary Shelley non sembra “rubare” elementi specifici di altri autori, ma piuttosto sembra sfruttare le sue numerose conoscenze letterarie.
16:53 -
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Hi everybody!
Con l'avvio del nuovo anno scolastico inizierà anche una nuova avventura musical-teatrale che, ci auguriamo, rinnovi il successo del musical dello scorso anno.
A tal proposito, siamo alla ricerca di nuovi talenti. L'audizione si svolgerà presumibilmente già nel corso della prima settimana di scuola, in data ancora da stabilire.
STAY TUNED!
17:53 -
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Bellissime mappe concettuali elaborate da L.G. di 2 M in preparazione alla verifica sui Tudor. Grazie per il contributo!
16:19 -
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Grazie a S. S. Di 2 M per il bel contributo in vista della verifica.
I TUDORS
Dal 1455 al 1485, l’Inghilterra fu sconvolta da una guerra civile, scatenata tra la famiglia degli York e dei Lancaster che si contendevano la corona. Gli York avevano come stemma una rosa bianca mentre i Lancaster una rosa rossa, ecco perché fu chiamata “GUERRA DELLE DUE ROSE”. Alla fine del conflitto salì sul trono, Enrico Tudor, Conte di Richmond, della famiglia dei Lancaster che sposò l’unica superstite degli York, Elisabetta.
Il primo TUDOR salì al trono col nome di Enrico VII, diede nuovo prestigio alla monarchia pur subendo limitazioni da parte del Parlamento. durante il suo regno (1485-1509), gli inglesi attraversarono un periodo di benessere. Vennero sviluppate le industrie tessili, vennero favorite le esportazioni; i mercanti inglesi posero le loro basi nei principali mercati mondiali. La flotta venne resa più potente e nel 1497 il genovese Giovanni Caboto, raggiunse le coste dell’America settentrionale, in nome del re inglese. Enrico VII istituì molte scuole e migliorò la giustizia; cominciò a stabilire rapporti amichevoli con Scozia e Irlanda, ponendo le basi per l’unificazione del paese.
Nel 1509, il figlio secondogenito Enrico VIII gli succedette, perché il fratello maggiore era morto, sposando la sua vedova Caterina d’Aragona che gli diede ben cinque figli ma sopravvisse solo la principessa Maria ed il sovrano esigeva un figlio maschio. Enrico VIII la sposò per volere del Consiglio privato e con la dispensa di papa Giulio II.
Il nuovo re instaurò una monarchia quasi assoluto, non entrando mai in conflitto col Parlamento ma usandolo a proprio vantaggio. Enrico VIII è noto per aver distaccato l’Inghilterra dalla Chiesa di Roma e aver istituito la Chiesa anglicana. Lo stesso re divenne l’iniziatore e il capo della nuova religione. Egli disconobbe il papa e il cattolicesimo perchè si vide rifiutato dalla chiesa il permesso di divorziare dalla prima moglie Caterina d’Aragona. Fu oppositore delle teorie di Lutero e fu per questo che ottenne da Papa Leone X il titolo di Defensor Fidei cioè Difensore della fede ma in seguito ruppe in maniera insanabile il suo rapporto con il Papa.
Ebbe sei mogli:
Caterina d’Aragona, Anna Bolena, Jane Seymour, Anna de Clèves, Caterina Howard, Caterina Parr.
Il sorgere dell’anglicanesimo, seguito dalla diffusione del protestantesimo, fu cause di lunghe e sanguinose lotte religiose.
Nel 1558 salì al trono inglese Elisabetta, figlia di Enrico VIII e della seconda moglie Anna Bolena. Regnò per venticinque anni, fino al 1603. Sotto il suo governo l’Inghilterra ebbe uno sviluppo eccezionale e divenne una delle più forti nazioni europee. In questo periodo ebbe inizio il dominio coloniale nell’America del Nord; corsari inglesi colpivano le flotte e le colonie portoghesi e spagnole; era l’epoca dei Drake, degliHawkins che la regina disapprovava pubblicamente ma che in privato invece incoraggiava e sosteneva. La politica anti-spagnola di Elisabetta condusse ad una guerra tra le due nazioni.
La Spagna di Filippo II riunì la sua flotta formando “l’invincibile armata” che dovette scontrarsi con l’esperienza dei corsari che un anno dopo nello Stretto della Manica, sconfissero la Spagna.
Gli anni di Elisabetta furono i migliori che ebbe l’Inghilterra durante la sua storia più che millenaria
20:25 -
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La cattedrale di Canterbury, dichiarata patrimonio dell'umanità, oltre ad essere una delle più grandi d'Inghilterra, é sicuramente la più importante, come sede dell'arcivescovo di Canterbury, massima carica religiosa della chiesa anglicana. Sta dunque al Protestantesimo come San Pietro sta al Cattolicesimo. In stile gotico, vanta una storia vecchia 1400 anni. Fu la regina Bertha, già convertita al cristianesimo prima ancora dell'arrivo di s. Agostino, a donare a costui l'appezzamento di terreno che ne costituì il nucleo originario. In seguito, il nome della cattedrale divenne indissolubilmente legato all'assassinio di Thomas Beckett ordinato da re Enrico II. Il sovrano, che aveva scelto un caro amico come massima carica della chiesa, nella speranza di influenzarlo e condizionarlo nelle scelte, fu assai indispettito dal carattere di Thomas, che dimostrò immediatamente di voler agire di testa propria. Ne commissionò quindi l'omicidio da parte di quattro cavalieri. Thomas divenne un simbolo, un martire presto santificato. Enrico dovette fare pubblica ammenda e farsi fustigare in pubblico per contrastare la crescente impopolarità. È significativo, comunque, che già nel 1170 un sovrano inglese avesse manifestato la ferma volontà di voler controllare il clero, antesignano, nelle scelte, di Enrico VIII che avrebbe inferto un colpo letale ai rapporti con la chiesa di Roma. L'omicidio di Tomas Beckett assurse a capolavoro immortale con l'opera di T.S Elliot, “Murder in the Cathedral”
Ma la cattedrale é legata anche ad un testo più ameno, seppure importantissimo nella storia della letteratura inglese, i “Canterbury Tales”, l'opera in Middle English che riscattò l'inglese riportandolo al rango di lingua letteraria. Nel 1066, infatti, con la conquista normanna d'Inghilterra da parte di Guglielmo il Conquistatore, fu il francese a divenire lingua ufficiale, insieme al latino, lingua del clero. L'inglese fu invece svilito a lingua del popolino. Permangono, di quel periodo lungo più di tre secoli, qualche rara ballata e nulla più. Fu Geoffrey Chaucer, nella seconda metà del XIV sec., ad utilizzare il Middle English, un inglese arricchito di francesismi, per scrivere i suoi.racconti. Un gruppo di pellegrini si incontra a Londra, nei pressi della Tabard Inn, e decide di partire alla volta di Canterbury, per rendere omaggio al sepolcro di Thomas Beckett. Per ingannare il tedio del viaggio, ciascun pellegrino dovrà raccontare due storie. La migliore verrà premiata con un pasto gratis. L'opera è incompiuta, ma resta comunque una pietra miliare nel panorama della rinata letteratura in lingua inglese. Indimenticabili le figure di alcuni pellegrini, tratteggiati finemente da Chaucer, che li tratta sempre con benevola ironia e non lesina sagaci commenti anticlericali: una priora snob che, in tempo di carestia, nutre i suoi cagnolini con pane bianco, sprezzante della povertà ed egoista, un monaco lascivo, un indulgenziere che specula sulla buona fede di povere donne, e così via.
15:55 -
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Il termine
Eire deriva dal nome di una divinità celtica, Eriu, che aiutò gli irlandesi a vincere molte guerre.
La prima divisione tra Ulster (Irlanda del nord) ed Eire (repubblica) avvenne nel 1921 quando la parte meridionale dell'isola viene dichiarata IRISH FREE STATE con lo status di dominion (relativamente autonoma, ma facente pur sempre riferimento al sovrano inglese come capo di stato). La totale autonomia viene guadagnata solo nel 1949. Tuttavia già dall’800 l’Irlanda chiede di stare per conto suo, e figure importanti, come
Daniel o'Connell e Charles Parnell si adoperano per la causa.
BLOODY SUNDAY.
Ci furono due domeniche di sangue,la prima nel 1916 a Dublino,un gruppo di poliziotti inglesi arrestarono ed uccisero dei pacifici protestanti irlandesi. La seconda domenica di sangue si verificò nel 1972 a Londonderry, Irlanda del Nord, quando l'esercito inglese sparò senza ritegno sulla folla.
FESTA NAZIONALE IRLANDESE.
A marzo in Irlanda si festeggia san patrizio,il patrono irlandese che portò il cattolicesimo in questo stato. In questa festa regnano il verde e gli abitanti del piccolo popolo. Fate,folletti,gnomi ed in particolare i Leprechaun appartengono al piccolo popolo,sono creature magiche e sono il simbolo del 17 marzo.

I leprechaun sono piccoli ometti che girano eleganti,solitamente vestiti di verde,hanno all’incirca 50 anni e di lavoro sono calzolai,ma fanno solo la scarpa sinistra per le fate. “alla fine di ogni arcobaleno c’è una pentola d’oro”,questa pentola,piena di denaro rubato,è custudita dai leprechaun. Sei si incontra una di queste creature bisogna stare attenti a non farsi derubare,ma per spaventarli basta guardarli negli occhi (che fifoni).Lo sapevate ?Nella casa di ognuno di noi,in base ad alcune leggende irlandesi,vive uno gnometto che protegge la nostra abitazione,per non farlo arrabbiare basta lasciare un po’ di cibo nel patto dopo aver mangiato,non avreste mai immaginato,vero? Vestirsi di verde a San patrizio porta fortuna.
IL CLADDAGH RING.
È tradizione per ogni ragazza e ragazzina irlandese avere il Cladaddagh ring,un anello che in base a come lo si indossa rappresenta la propria situazione amorosa :
-
la punta del cuore verso l’unghia della mano sinistra= vedova.
-la punta del cuore verso il corpo, mano sinistra= sposata
-la punta del cuore verso il corpo, mano destra = fidanzata.
-la punta del cuore rivolta verso l'esterno della mano destra = single.
Lo stesso metodo vale per il braccialetto e la collana.
A cura di L.P. Classe 2 M (che bello, le alunne che lavorano in mia vece...)
17:29 -
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" A Christmas Carol": plot
E’
la vigilia di Natale, e Mr Scrooge se ne sta seduto nel suo
gelido ufficio a maltrattare il povero impiegato Bob. Non è migliore neppure il
trattamento che riserva al nipote Fred che viene a trovarlo per invitarlo a
celebrare il Natale con la famiglia. All’avido Mr Scrooge il Natale appare solo
come una gran perdita di tempo e, soprattutto, un ostacolo per il suo obiettivo
fondamentale: far soldi. Rabbiosamente accoglie, inoltre, tre dame che chiedono
la carità per i poveri, in modo che tutti, anche i meno fortunati, possano
celebrare il Natale. Scrooge è tagliente e scontroso, e dice loro che i poveri
farebbero bene a morire, per risolvere il problema della sovrappopolazione.
Anche il suo sottoposto, Bob, deve pregarlo per avere il giorno libero a Natale
e trascorrerlo con il figlio malato, Tim.
Scrooge
lascia quindi l’ufficio e si dirige, tutto solo, verso casa. E’ una notte buia
e nebbiosa e, avvicinatosi alla porta di casa, egli ha l’impressione di vedere
il volto del suo ex socio, Marley,
deceduto da tempo. Una volta entrato in casa, in effetti, nonostante il suo
graffiante cinismo, Scrooge deve fare i conti proprio con il fantasma del suo
socio, che cerca di spronarlo a cambiare stile di vita. Lo avvisa inoltre,
prima di scomparire, che durante la notte tre spiriti gli faranno visita e gli
offriranno la possibilità di redimersi.
Scrooge
va a letto e cerca invano di dormire, ma ben presto si materializza il primo
fantasma, Christmas Past, il fantasma dei Natali passati. Costui conduce
Scrooge in un viaggio a ritroso nel tempo, quando, bambino e quindi giovane
uomo, non era ancora così cinico e tirchio. Rivede la sorella, morta in giovane
età, e comincia a provare sentimenti. Ritrova anche Belle, la fidanzata che lo
lasciò, annullando il matrimonio già fissato, proprio per il suo carattere
freddo e crudele, dedito solo al guadagno. Scrooge a questo punto implora per
avere una seconda possibilità con l’unico amore della sua vita, ma è tutto
inutile. Subito dopo appare un secondo fantasma, Christmas Present, il fantasma
dei Natali presenti. Questo spirito allegro e giovale lo conduce per le
strade di Londra il giorno di Natale, dal nipote Fred, cui lui vorrebbe
riunirsi (ma, essendo solo una visione, ciò gli è impossibile) e quindi nella
povera casa del suo commesso Bob, che è pagato così male da Scrooge da potersi
permettere un pasto assai misero anche il giorno di Natale. Scrooge è toccato
da ciò che vede: il povero figlio Tim che gioca e scherza, nonostante sia
malato; la moglie di Bob che maledice il datore di lavoro del marito per essere
così avaro, e Bob che tuttavia lo difende, incapace com’è di odiare. Tim infine
ha una crisi di tosse e sembra quasi che stia per morire. A quel punto Scrooge
promette di aiutare questa famiglia, ma lo spirito non gli crede. Questa volta
gli mostra una visione terrificante: un ragazzo malvagio, nel sacco di Babbo
Natale, che ripete le parole di Scrooge “A morte i poveri!”. Scrooge è
spaventato e si nasconde sotto le coperte.
Al
rintocco dell’orologio, compare il terzo spirito, quello dei Natali futuri,
Christmas Yet to Come. Questo spirito incorporeo, che si percepisce
solo come una fredda presenza, mostra a Scrooge inquietanti visioni del suo
funerale e della sua morte, in totale solitudine. Nessuno andrà ai suoi funerali
perché lui non ha amici e, ancor prima, verrà trovato morto in casa da degli
sconosciuti che ruberanno tutto e abbandoneranno il cadavere senza curarsene
minimamente. Infine, il fantasma gli mostra Bob e la moglie presso la tomba del
figlio.
Dopo
queste terribili visioni e la certezza che, se non cambierà, morirà da solo
proprio il giorno di Natale, Scrooge si risveglia, il mattino seguente, ed è un
uomo nuovo. Si precipita per strada, e vive tutta la magia del Natale: va dal
nipote, offre la carità alle tre dame per i poveri del quartiere e,
soprattutto, aumenta lo stipendio a Bob, in modo che possa comprar cibo in
abbondanza e possa festeggiare un degno Natale con la sua famiglia.
18:13 -
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Confortanti i risultati del test d'ingresso della I M, come mostra il grafico a torta in calce.
i Risultati maggiori di 70/75 sono molto buoni, quelli inferiori ai 50/75 sono da considerarsi sufficienti.
17:03 -
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Ci risiamo, si ricomincia! Buon anno scolastico a tutti, ben ritrovati e benvenuti in questo blog, che spero consulterete con regolarità come supporto allo studio a casa.
Le novità di quest'anno? Intanto, inauguro qui la sezione dei
podcast, registrazioni delle lezioni più importanti che potrete quindi riascoltare, a casa. Per il momento ne ho realizzato uno, ma datemi tempo, ed arricchirò questa biblioteca virtuale.
14:53 -
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Brooklyn, 1935. Angela, madre di quattro figli, è sconvolta dal dolore per la prematura morte dell'ultima nata. Il marito Malachy, dedito al bere, perde regolarmente i lavoretti che gli capitano. Frank, il maggiore dei figli, cerca di proteggere i più piccoli. Costretta dalla miseria, la famiglia McCourt torna allora in Irlanda dalla nonna materna. A Limerick affittano un piccolo e mal ridotto appartamento. Malachy è malvisto dai parenti di Angela perché è di Belfast e non educa i figli secondo la religione cattolica. In seguito a carenze di cibo e di carbone, i gemellini Oliver ed Eugene muoiono, e tuttavia Angela trova la forza per una nuova maternità e per ottenere un appartamento più grande. Intanto Frank va a scuola, fa la prima comunione, va al cinema a vedere James Cagney. Ma il padre spende al pub i pochi soldi che arrivano, e allora Frank comincia a lavorare come carbonaio. Per poco però, perché la polvere di carbone gli provoca una terribile congiuntivite. La situazione peggiora: Malachy sparisce, la nonna muore, i McCourt vengono sfrattati. Frank va a vivere dallo zio Pat, trova un impiego come fattorino, si innamora di Teresa, una ragazza malata di tisi, poi conosce la signora Finucane, la strozzina del villaggio. Quando costei muore, Frank trova del denaro a casa sua, lo prende, si ubriaca al pub, capisce che sta per seguire le orme del padre. Allora compra i biglietti per la nave e parte alla volta di New York. Alla vista della Statua della Libertà, capisce che la sua vita può finalmente cominciare.
Tratto dall'autobiografia (1996) di Frank McCourt, premio Pulitzer, sceneggiato da A. Parker con Laura Jones, è il film più algofiliaco e umido uscito da Hollywood alla fine del secolo, ma anche uno dei risultati più felici per coesione narrativa e intensità figurativa nella diseguale carriera del regista londinese. Nell'aggirare le trappole del verismo e del moralismo (nessun personaggio, nemmeno il padre irresponsabile e bevitore, è giudicato, anche se nel sottotesto è esplicita la denuncia dell'ottuso e meschino cattolicesimo irlandese), raggiunge una sorta di eroismo tragico, evidente nella figura di Angela “che la dura esperienza di vivere ha rinchiusa in una specie di sacra intangibilità” (Adelina Preziosi). Efficace direzione degli attori e notevoli i contributi della fotografia in grigio-verde (Michael Seresin) e della musica (John Williams).
14:49 -
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Con i suoi 10.000 ettari, è il parco più grande d’Irlanda, creato nel 1982 per diventare Riserva della Biosfera dell’Unesco. Qui si possono ammirare l’antico branco allo stato selvatico di cervi rossi e l’aquila reale, reinserita da pochi anni. Composto da tre laghi,
( Lower Lake, Muckross Lake e Upper Lake) le cui acque torbose sono ricche di fauna, il parco si estende a sud dell’animata e turistica cittadina di Killarney. Sulle sue rive sorge il Ross Castle, del XV sec, eretto come residenza del clan dei malvagi O’Donoghues.
Il clan degli O’Donoghues fu l’ultimo a resistere alle forze di Cromwell. La leggenda narra che il loro capo dorma sonni profondi sotto il Lower Lake e si risvegli ogni sette anni, il primo maggio, per cavalcare su un bianco destriero sulle acque del lago. E’ credenza popolare che chi lo veda abbia il dono della fortuna per tutta la vita.
Il Kerry è la regione che più si avvicina all’Irlanda del mito, reame celtico di montagne nebbiose (ed, invero, imperdibile con la nebbia: una visione quasi mistica, anche in piena estate), Qui si nascondono rovine medievali, laghi glaciali, spiagge battute dal vento, arcipelaghi deserti, villaggi isolate e poche cittadine animate (Killarney, Killorglin). Il celebre Ring of Kerry è un circuito di 179 km e costituisce uno dei percorsi stradali più belli al mondo, nebbia permettendo, oltre allo Sky Drive del Connemara. Insieme alla Beara e alla Dingle Peninsula, fa parte di un gruppo di cinque piccole penisole che, per la loro forma, sono chiamate “the five fingers”, le cinque dita protese verso l’Oceano Atlantico. Il Ring of Kerry, come suggeriscono le guide, andrebbe percorso in senso antiorario, per evitare di trovarsi contromano rispetto agli autobus turistici. Per esperienza personale, pur in piena stagione vacanziera ho incontrato pochi autobus, e le strade sono eccellenti. Nulla a che vedere con le stradine tortuose ed i muretti infidi del Connemara…il Kerry è senza dubbio un percorso costiero di grande fascino, che si snoda tra scogliere a picco sul mare, loughs e montagne. Il ricordo più bello? Cookmachista Bay, la baia vista dall’alto, in un bel momento di sole.
16:57 -
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Tra i numerosi meriti del film "
Shakespeare in Love", oltre a quello di emozionarmi ogni qualvolta io lo riproponga ai miei alunni, è quel fitto intreccio tra biografia, vera o presunta, di William Shakespeare, e la creazione letteraria.
Il pluripremiato film ci presenta la tragedia "Romeo and Juliet" in divenire, influenzata da alcuni eventi della vita dell'autore, qui ovviamente romanzata. Will, infatti, sullo sfondo di una Londra elisabettiana rappresentata con grande cura, appare sofferente, squattrinato e privo di ispirazione. La sua vita è un alternarsi di puntate in taverna (dove il rivale Christopher Marlowe appare nel film così generoso da ispirargli alcune idee), fughe da creditori, incontri amorosi e relative delusioni. I teatri, il Rose in particolare, dove è ambientata gran parte della vicenda, vengono continuamente chiusi per il pericolo incombente della peste e quindi riaperti, ma grava pur sempre sul mondo dei teatranti un'accusa di immoralità che condiziona le scelte dei registi. Nessuna donna può recitare a teatro. Le parti femminili vengono quindi affidate a ragazzini imberbi, dalla voce ancora poco profonda.

Il "Romeo and Juliet" è solo un'idea, all'inizio della vicenda, nella mente di Will. Un'idea sfocata ed imprecisa, visto che, in realtà, egli pensa ad un titolo diverso, "Ethel, la figlia del pirata".
Solo dopo aver conosciuto Viola, splendida gentildonna che arde di passione per il teatro e, comprensibilmente, anche per Shakespeare, l'amore ritrovato gli dona l'ispirazione, e nasce, pagina dopo pagina, il capolavoro che tutti conosciamo.
Così come Romeo rischia la propria vita pur di restare in casa dei Capuleti, la notte del ballo, così Will incontra di nascosto Viola. Anch'ella, purtroppo, come Giulietta, è promessa dai genitori ad un altro uomo, l'altezzoso e decaduto Lord Wessex, che pensa a lei solo come a merce di scambio e fattrice di futuri figli. La ragazza ama talmente il teatro da travestirsi da uomo, svilendo le forme femminili. Sotto mentite spoglie, si presenta al Rose e ottiene la parte di Romeo da un Will inconsapevole della sua vera identità. Equivoci ed inseguimenti si susseguono a ritmo serrato, ma non li anticipo in questa sede per non guastare la sorpresa.
Riflettiamo però sulla scommessa lanciata dalla regina Elisabetta (anch'ella grande estimatrice del teatro di Shakespeare):
può un'opera (dove peraltro le parti femminili sono recitate da ragazzi) rappresentare veramente e fedelmente la profonda natura dell'amore?
Immagino abbiate già una risposta, magari confusa, vista la poca esperienza di vita che ancora avete (e mi rivolgo, ovviamente, ai miei alunni). La risposta vera la svelerà il film. Alla fine.
Buona visione!
11:04 -
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Nell'anno 1280 la Scozia rimane senza eredi al trono. Ne approfitta il re d'Inghilterra, Edoardo I Plantageneto, che mette in atto un piano per estendere i propri domini. In un'imboscata fa uccidere molti nobili scozzesi pretendenti al trono. Rimasto orfano, il giovane William Wallace viene affidato alle cure dello zio paterno Argyle, che gli insegna il valore della cultura prima ancora di addestrarlo al combattimento.
Molti anni dopo, William ritorna al suo villaggio, e qui ritrova amici d'infanzia e la bella Murron, la bambina che, al funerale del padre, gli aveva donato un cardo. (simbolo della Scozia, ndr). William e Murron si innamorano e si sposano di nascosto. Tuttavia, pochi giorni dopo la ragazza viene catturata da un gruppo di soldati e, poiché ha osato reagire, con l'aiuto di William, viene sgozzata. Da quel momento William chiede solo vendetta. Innanzitutto uccide l'assassino di Murron e i suoi sottoposti dell'esercito inglese. Molti Scozzesi, membri di altri clan, si uniscono a lui nella ribellione.
Nel frattempo, in Inghilterra re Edoardo fa sposare il figlio con la principessa Isabella di Francia. Si tratta, ovviamente, di un matrimonio combinato, anche perché il giovane sposo manifesta gusti sessuali particolari.
La prima battaglia tra scozzesi ed inglesi si combatte nei pressi di Stirling, ed è vittoriosa per William ed i suoi seguaci. La seconda battaglia, combattuta a Falkirk, è invece disastrosa: alcuni nobili scozzesi tradiscono Wallace, preferendo schierarsi dalla parte degli inglesi. Sono nobili corrotti, comprati dal denaro e dalle promesse del Plantageneto. Tra costoro, una figura di spicco è Robert de Bruce. Il giovane prova un'istintiva ammirazione per William e per i suoi ideali di libertà, ma il padre, malato di lebbra, cerca di raffreddare i suoi entusiasmi e lo convince ad un doloroso voltafaccia. Nell'ultima imboscata tesa a William, proprio Robert de Bruce viene usato, a sua insaputa, dagli altri scozzesi per attirare Wallace nel castello di Edimburgo. Qui William viene catturato e condannato a morte, previe atroci torture. Nel momento della morte, crede di rivedere, tra la folla, l'amata Murron. William non invoca mai pietà, ed il suo ultimo grido liberatorio inneggia alla libertà della Scozia. Per questa ragione, dopo la sua morte, Robert de Bruce, divenuto re, abbraccia la sua causa e conduce l'esercito degli scozzesi contro il Plantageneto.
(Grazie a Matteo R., classe II M, per il suo contributo!)
20:01 -
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Il Globe fu uno dei primi teatri ad essere costruito "dentro le mura", ovvero all'interno della città fortificata. Fu una conquista graduale: in effetti, i teatri ed i teatranti erano, all'epoca, circondati, o meglio accompagnati, da un alone di scarsa rispettabilità. I teatri erano considerati luoghi immorali, poco consoni specialmente alle donne. Non è un caso che fosse vietato recitare alle donne, con conseguenze immaginabili sul "realismo" e credibilità delle opere: i meravigliosi ruoli femminili pensati da Shakespeare erano affidati, per forza di cose, a ragazzini imberbi, dalla voce ancora poco profonda.
Ma procediamo con ordine.
Quello che vediamo, oggi, sulle rive del Tamigi non è il teatro originale dove Shakespeare lavorò, come drammaturgo e come attore. E' una ricostruzione, per quanto fedelissima, di quel teatro che andò distrutto in un incendio all'inizio del '600. Ricostruzione fortemente voluta da un americano, tale Sam Wanamaker, al quale è dedicata una targa "in memoriam" all'ingresso del teatro. La struttura, in legno e tetto in paglia, era in effetti facilmente preda delle fiamme. Per questa ragione gran parte del Globe è a cielo aperto, senza un tetto vero e proprio: la luce diurna doveva filtrare ed illuminare il palcoscenico, per evitare l'uso di pericolosissime torce (preoccupazione legittima, ma era destino che il Globe finisse distrutto in un incendio). Ne consegue che tutte le rappresentazioni avvenissero durante il giorno, e mai di sera.
Curiosa ed interessantissima la struttura interna del luogo, che condizionò anche il carattere delle opere. Come spiegare, altrimenti, il perché dell'inserimento di scene comiche, al limite del volgare, in tragedie appassionate e tristissime, come il "Romeo and Juliet"?

Il grande miracolo del '500 inglese, l'epoca elisabettiana, miracolo dovuto, senza dubbio, anche al genio indiscutibile di Shakespeare, fu il riuscire ad attirare a teatro
TUTTI i ceti sociali. Senza distinzione di classe, disponibilità economica o titolo di studio, tutti frequentavano il Globe. Anche gli analfabeti, che mai avrebbero potuto leggere un'opera di Shakespeare, ma che certo l'avrebbero potuta apprezzare dal vivo, anche per l'inserimento di piccole "chicche" comiche, volute dall'autore, per rendere gradevole a tutti ogni sua opera. I meno abbienti restavano in piedi, accontentandosi di pagare uno scellino per stipare il cortile, ai piedi del palcoscenico. I più ricchi ed i nobili, per qualche scellino in più, potevano invece sedere sulle panche di legno (niente velluti o poltroncine, naturale evoluzione della storia del teatro in epoche successive), coperte da un tetto, per riparare da eventuali intemperie anche le teste coronate (pensate che la regina Elisabetta I in persona amava nascondersi tra la folla ed assistere alle rappresentazioni senza farsi riconoscere).
Il palcoscenico era suddiviso in tre parti: l'apron (che significa letteralmente "grembiule" era la parte sporgente, verso il pubblico), il backstage corrispondeva al "dietro le quinte", dove gli attori si preparavano, ed infine l'upper stage serviva per scene sopraelevate, come la scena del balcone, nel "Romeo and Juliet".
Una curiosità: la prima attrice donna comparirà in una tragedia di Shakespeare, l'"Otello", solo nel 1660, quando i teatri, dopo un ventennio circa di chiusura ordinato dai Puritani, riaprono e rispolverano le grandi tragedie di Will (lo chiamiamo così, affettuosamente...). Eppure, la grande magia dell'epoca elisabettiana era svanita. Da lì a breve, i teatri sarebbero divenuti luogo d'elite, per aristocratici ricchi e viziati, escludendo per sempre i ceti sociali più deboli. Anche i contenuti ne avrebbero risentito. Non è un'eresia dire che, dopo le altissime vette di poesia raggiunte da Shakespeare, il teatro inglese dovrà aspettare tre secoli, sino a fine Ottocento, per ritornare a nuova vita, con personaggi di spicco come Oscar Wilde e George Bernard Shaw.